SAL SACAMMACCA


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VOLO CROSS-COUNTRY DI NOTTE

THE HUMP

Nat and I took off in our twin-engine training piane from Moody Airport and flew straight into the pitch-black darkness. Our instructor in advanced pilot training, must have had a screw loose in his head, like our plane's radio equipment, for God alone knows why he put both of us into the same piane and at night, too. It was our first cross-country night flight, and we were nervous. We had always been scrappers, learning our P's and Q's in the tough ethnic neighborhood of Brooklyn whcre we grew up. We had to be tough to survive, especially when facing Nick the Greek and his two littler brothers, Spiro and Johnny. They would always gang up on one of us. But we managed to dish it back to them paying for every wallop double, at the handball and punchball games on Star Street and St. Nicholas Avenue in Ridgewood, Brooklyn, and in the playground of P.S. 162.
It was the darkest night, and we were scared! though we would never admit it. Nat did not know how to rely on me, his twin and projected his own doubts and insecurity to ME! Naturally, we lacked confidence, especially on a first flight at night together. We both would have preferred flyng with Commander Martino, my future father-in-law. (Because of his remarkable flying ability, he was the first Italian or I should say Sicilian io become a commander in the American Navy during the Second World War.)
But we were alone. Nat was the pilot and I was the navigator. I had all the maps on my knees, and the radio was purring like a contented cat when I gave the Moody tower control the signal, and off we went.
The blue-and-green glow from the iridescent instrument panel was hypnotic and we were hallucinated, boring through the night above the Okefenokee Swamp in southern Georgia. There were no houses or roads or illuminated towns below; just alligators and snakes as reference points. I had to rely on our compass readings. My eyes bulged, looking down at the sheer darkness. I hoped the revolving ground beacon would come into view. But where the devil was it!
The trouble started with Nat's first poke at my ribs; "Sal, where the hell are we?" - "How do I know, maybe you can teli me," I answered. Nat spat out, acting tough, covering up his doubts,"That's no answer, knucklehead," and he gave me a stili harder poke followed by a stream of profanity.
A few minutes passed, and the Okefenokee Swamp appeared even darker than before, and Nat wanted to know where we were again. But how could I determine where we were? There were absolutely no reference points down there other than the alligators and the snakes already mentioned. "My compass heading is correct, so take it easy. get there. Stop worrying!"
To calm Nat down, I brilliantly remarked, "Depend on me and I'll even get you to the moon." This banal joke did not get through to Nat in the least, and I received a punch this time that folded me up in hal f, leaving me gasping for air. My blood swelled to a boiling point, and I punched him back. This produced a flurry offists in both directions that included shoving and pushing so that all the positions of the radio switches were dislodged. Two tough kid brothers were in a fìst right again in the Brooklyn streets. No, it was the Okefenokee Swamp, and somehow our frequency transmitter had switched to a locai radio station in Georgia, broadcasting our Brooklynjargon and profanity, not only to the alligators and swamp down below, but to a ringside audience — the people of Georgia listening to the radio station frequency. Our cockpit battle seethed to noisy screeches and howls with occasionai pauses when we gasped for air. We were haraware we had reached our signal point, or perhaps, like all natural pilots who fly by the Seat of their pants, we instinctively turned the piane back again toward Moody Field. Our boxing ring, a cockpit, our audience, not only the southerners of Georgia but a two-star generai.

When we reached the airport, Nat rudely landed the piane, ramming the wheels down on the runway l ike a blacksmith instead of a pilot, stili screaming and cursing a-mile-a-minute.

The two-star generai was waiting and braced us stiffly. We saluted his full regalia of medals. Then he said, "I should wash both of you out! The whole state of Georgia has been listening to your beautiful language. From tonight on, and for the rest of the war, you Scammacca twins will never be allowed to fly together again in the same piane under any circumstances! I've never had so much trouble before you two carne along."
But, later on, when we were overseas, and Nat was flying out of Dohz7z7tri near Chittagong in the Bangladesh of today, he felt so alone that he, or our father for him, made a request for his transfer to my combat cargo squadron in Imphal by way of Calcutta. General Arnold himself ordered Nat's commander to transfer him to my squadron immediately. It was the law! Twins, by a Congressional Act, had the right to stay together in the Army. Nat's squadron commander could not even take offense. Nat had screwed the two-star generai. The law was the law! Twins could not be separated not even for profanity.


Nat e io decollammo nello stesso bimotore dal Moody Airport per volare dritto nel profondo buio della notte. L'istruttore dell'esercitazione avanzata di volo doveva essere svitato come l'apparecchio radio del nostro aereo, per farci volare insieme. Dio sa perché ci mise entrambi nello stesso aereo! Era il nostro primo volo cross-country di notte ed eravamo molto nervosi.
Eravamo sempre stati combattivi, imparando a sopravvivere nel duro quartiere etnico di Brooklyn dove eravamo cresciuti costretti a fare i duri, specialmente quando ci toccava affrontare Nick il greco e i suoi fratelli più piccoli, Spiro e Johnny. Insieme, essi ci assaltavano quando uno di noi due era solo ma infine noi riuscivamo sempre a dar loro doppia razione di batoste ai giochi di handball e punchball nella strada di St. Nicholas Avenue a Rigdewood, Brooklyn, e nel giardino dietro la scuola pubblica 162.
Era una notte veramente buia ed eravamo spaventati. Nat non aveva fiducia in me e mi trasmetteva i suoi dubbi e le sue insicurezze. Era naturale non essere sicuri, specialmente durante il primo volo di notte insieme. Avremmo tutti e due preferito volare con il comandante Martino, mio futuro suocero, diventato poi ammiraglio. Fu il primo italiano, o dovrei dire siciliano, a raggiungere, per la sua abilità di pilota, un così alto grado della marina americana durante la II Guerra Mondiale.
Invece eravamo soli; Nat era il pilota ed io il navigatore.
lo avevo le carte di navigazione sulle ginocchia e la radio faceva le fusa come un gatto contento. Diedi alla torre di Moody il segnale, e decollammo. Il luccichio verde-azzurro del cruscotto, gli strumenti iridiscenti: una situazione irreale e allucinante mentre ci immergevamo nella notte profonda e volavamo sopra le paludi di Okefenokee, nel sud della Georgia. Sotto non c'erano strade, nè case, nè paesi illuminati. Soltanto alligatori e serpenti potevano essere i nostri punti di riferimento. Io potevo attenermi solo alla lettura della bussola. I miei occhi sgranati guardavano giù nel buio piatto sperando che il faro della torre di controllo apparisse... Ma dov'era?
Sentii le dita di Nat premere sulle mie costole «Sal, dove diavolo siamo?» — «Ma che ne so io! Forse puoi dirmelo tu», risposi ironicamente. Nat sputò, volendo fare il duro, ma aveva una gran paura.» — «Questa non è una risposta, testa di cavolo!» e mi diede un'altra punzecchiatura alle costole accompagnata da un fiume di bestemmie.alcuni minuti, le Paludi Okefenokee sembravano diventare sempre più minacciose, e Nat di nuovo chiese: «Dove siamo?» Come potevo dire dove eravamo? Non vedevo assolutamente alcun punto di riferimento. — «La direzione della bussola è corretta, perciò andremo piano e arriveremo. E smettila di stare in ansia!». Poi, per calmare Nat e per darmi un tono, aggiunsi: «Abbi fiducia in me e ti porterò pure sulla luna.»
mio banale tentativo di scherzo non andò giù a Nat e questa volta mi arrivò un colpo alle costole, un vero e proprio pugno che mi fece piegare in due annaspando senza fiato. Non ci vidi più e ricambiai il pugno. Ciò produsse una scarica di pugni nelle due direzioni e spintoni, mentre tutte le posizioni delle manopole della radio si spostavano. I gemelli stavano facendo a pugni di nuovo come nelle strade di Brooklyn. Questa volta non a Brooklyn ma nelle Paludi Okefenokee e con la radio trasmittente spostata per caso su una frequenza della radio locale: tutto lo Stato della Georgia potè così sentire il nostro gergo di Brooklyn... Una battaglia che aumentava furiosamente con urla e pause che ci servivano per prendere fiato. Non avevamo capito intanto di essere arrivati al faro della torre di controllo, o forse, come piloti nati per volare, noi in qualche modo avevamo ratto girare l'aereo per tornare al Moody Airfield. l I nostro era stato un ring da boxe, un combattimento di galli nel cockpit: il nouditorio, non solo i suddisti della Georgia, ma anche un generale a due stelle.
Quando raggiungemmo l'aeroporto,Nat atterrò sbattendole ruote sulla pistacome un fabbro ferraio, mentre continuava a urlare e bestemmiare. Il generalea due stelle ci stavaaspettando e ci ordinòl'attenti. Salutammo
rigidamente la sua striscia di medaglie. Poi egli disse: «Dovrei sbattervi tutti e due fuori dall'aviazione! L'intero Stato della Georgia haascoltato le vostre belle espressioni linguistiche. Da ora, per tutto ilresto della guerra, voi, gemelli Scammacca, non volerete più sullo stesso aereo. Non mi era mai capitata una cosa simile. Dovevo incontrare voi!»
Ma, dopo qualche tempo, mentre Nat stava volando da Dohazari, vicino Chittagong, nel Bangladesh di oggi, si sentì così solo che fece richiesta di trasferimento presso la mia squadriglia a Imphal via Calil suo comandante ebbe l'ordine dal generale Arnold in persona di trasferirlo presso il mio squadrone immediatamente... era la legge! I gemelli, per legge congressuale, hanno il diritto di stare inanche nell'esercito. Il comandante di Nat non poteva nemmeno sentirsi offeso, il mio gemello aveva di nuovo trasgredito, questa volta per legge, agli ordini del generale a due stelle. La legge è legge! I gemelli non vanno separati neanche quando bestemmiano


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