SAL SACAMMACCA


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NON DESIDERARE MAI DI ESSERE GEMELLO

THE HUMP

In Nashville, Tennessee, we were cooped up for weeks. Roundthe-clock navigation instructions and link trainers, the study of codes, and piane recognition left us with no time for weekend leaves in town, and so we were aching to get out of camp in any way to relax and have some fun. I foolishly gave ear to a Brooklyn con artist in our barracks who talked me into taking part in a Tennessee radio prograni with my twin brother Nat, answering quizzes and singing songs for the promise of a three-day pass. All this, of course, was under the approving eye of the commanding offìcer who considered this venture a patriotic effort and a recruitment publicity stunt.
Professional
photographers took shots of us climbing into a B.T.13 as ifwe were "hot rocks" ready to take off, handsomely, to de
fend the fatherland. Nat had to appear as if he were entering the front cockpit and I the rear one of the piane.
I proudly informed everyone at Cochran Air Base my picture would be on the centerfold or front page of the daily newspapers Easter Sunday morning. When I looked for it, I was shocked! I had been expungcd and replaced by a big Easter rabbit. It stood behind my brother Nat with a big bag full of chocolate eggs on its shoulder instead of a parachute. My twi n seemed to be ready to fly it through the sky above all the kids' houses that Easter Sunday morning to drop eggs everywhere. I felt profoundly embarrassed and frustrated, seeing Nat in all the newspapers on the wing of the B.T.13 ready to get finto the front cockpit while I was nothing but a paper BUNNY!we went to that Simple Simon radio program
a show for nitwits. The radio commentator promised my brother and me a wristwatch each, if we could correctly answer a question or two. (I am sure my brother remembers the black pilot wristwatches in Myitkyina, Burma, that the quartermaster battered to pieces on an anvil). Would you believe it that out of 30 hillbilly questions or so regarding horses, pigs, and sheep (a good quiz for cotton-pickin' southerners), we two New York city dwellers could not answer a single question. Our score was a perfect zero! We performed like retarded numbsk ulls, and all the listening pilots back in the barracks hooted and howled at our inability, and went wild when they heard us sing fourteen monotonous stanzas, one after the other like the following one:

Don't ever wish you were twins, For then your trouble begins My name is Saverio
And mine is Ignazio
We are alike as two pins
.

I could faintly hear Nat muttering under his breath, "Who is the geni us that composed these fourteen club-footed stanzas? I'd like to kill him. He doesn't deserve to livè."
All this, just for a lousy three-day pass.
Postscript: When things go wrong, they go wrong! On that infernal three-day pass, I met a six-foot auburn haired giant of a girl whowas as strong as AN OX. She invited me out to her farm when I bragged I could ride horses. At the farm she promptly presented me to a wild prancing black stallion and asked me to ride him. When I got into the saddle, the animai flipped me headlong into the air and I completed a somersault, falling on my head-knocked out cold.
Trouble always comes in pairs, because later on, in a honkytonk, I approached an elderly woman reclining on a couch, and foolishly fondled her bottom. Like the black stallion, she pitched me over her shoulder and again I fell on my head, knocked out cold.
I never learn!!

A Nashville, nel Tennessee, siamo rimasti ingabbiati per settimane. Istruzioni di navigazione per tutto il giorno, "link trainers",

memorizzazione dei codici, riconoscimento dei vari aerei...
Non
avevamo un momento libero, non potevamo andare in paese nemmeno a fine settimana, così cercammo di escogitare qualunque cosa per uscire dal campo. Un giorno, un furbacchione di Brooklyn mi convinse a partecipare a un programma radio del Tennessee.
Si trattava di rispondere
ad alcune domande e di cantare qualche canzone. Era un programma che incoraggiava i giovani ad arruolarsi nell'esercito. Chi vi partecipava poteva avere tre giorni di libera uscita. Accettai e trascinai pure il mio gemello a farci fotografare mentre salivamo sul B.T.13 come giovani eroi, belli, pronti a decollare per difendere la patria.

Fotografi professionisti ripresero i due gemelli: Nat che entrava nell'abitacolo davanti e io in quello di dietro.

Orgogliosamente informai gli altri allievi ufficiali della base di Cochran che la mia foto sarebbe apparsa sulla prima pagina dei giornali locali, la domenica di Pasqua. Quando ebbi in mano il giornale mi venne un colpo: ero stato rimpiazzato da un grosso coniglio pasquale, mentre Nat era lì sorridente col suo compagno coniglio che, al posto del paracadute, portava un sacco pieno di uova di cioccolata. Mi sentii profondamente frustrato e imbarazzato; Nat sull'ala del B.T.13 pronto a entrare nell'abitacolo ed io sostituito da un
grosso "bunny" di carta! A mezzogiorno andammo alla stazione radio per uno show
veramente cretino. Il conduttore del programma ci promise un orologio da polso ciascuno se avessimo risposto correttamente a una o due domande. Non ci credereste, su trenta domande che riguardavano cavalli, maiali e pecore (un buon quiz per quelli del sud che raccoglievano il cotone) noi, due ragazzi della città di New York, non riuscimmo a rispondere nemmeno a una. Il nostro punteggio non tre, non due, non uno, ma zero perfetto!

Avevamo fatto la figura degli scemi.

I nostri colleghi piloti che ascoltavano nelle baracche ridevano a squarciagola della nostra stupidità e si divertirono assai quando cominciammo a cantare le 14 strofe, una dopo l'altra:

"Mai desiderare essere gemelli perché si tratta solo di guai il mio nome è Saverio,
il mio Ignazio.
Siamo simili come due piselli."

Potevo sentire Nat borbottare leggermente, quasi un respiro: «Chi è il genio che ha composto queste maledette 14 strofe? Vorrei ammazzarlo! Non merita di vivere!»

E tutto questo soltanto per ottenere una maledetta licenza di tre giorni.
Post scriptum — Durante quei tre giorni di licenza le cose continuarono ad andarmi di traverso.

Incontrai una ragazza altissima, maledettamente forte e rossa di capelli. Mi parlava dei suoi cavalli ed io, cresciuto sui marciapiedi di Brooklyn, la presi un po' sotto gamba, dicendole: «Certo, anch'io al paese mio cavalco spesso».
Detto fatto mi invitò a visitare la sua fattoria e lì, invitandomi a cavalcarlo, mi presentò al suo stallone preferito: «Ti porto un bel pilota, ti piace?» E quello, lucido e nero, sbuffando e scalpitando le posò il muso sulla spalla. Pensai che cavalcare non doveva essere poi così difficile e mi feci aiutare a montare in sella. Non lo avessi mai fatto! Il cavallo fiutando la mia inesperienza con un solo strattone mi catapultò in avanti e caddi a testa in giù. Così un cavallo aveva messo in knock-out uno dei piloti dell'esercito americano.


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